“La poesia della quotidianità”    

Sugli oggetti, gli angoli e gli scorci di paesaggio che Ermes Carassiti dipinge non scorrono le ore del giorno, né il variare delle stagioni. La luce che rischiara le cose è quella del tempo fissato nella memoria, nel ricordo.
La tecnica usata è quella dell’acquerello, difficile da rendere ed ardua nel definire i soggetti. Occorre mano leggera e ferma nel contempo, sensibilità massima nel dosare l’acqua e il colore, occhio penetrante nel restituire sulla carta le ombre, i chiaroscuri, i volumi che si vogliono eseguire. Qui, in questi frammenti di mondo ripresi da stagioni trascorse o da emozioni, anche minime, vissute a contatto con gli oggetti, si svela un mondo intimo e discreto, un trepido chiarismo che ripulisce l’occhio e rasserena la mente. E’ proprio in questo familiare colloquio con le cose che sta la visibile emozione di questi acquerelli, nella ricerca discreta ma profonda di una sostanza e di un senso, che è poi quello che l’estetica contemporanea conferma e che era già stata intuita dal Pascoli, quando sosteneva che la poesia è nelle cose che vediamo, negli oggetti che ci stanno attorno, e che usiamo ogni giorno.
Questa poesia della quotidianità Carassiti riesce a coglierla con il colore, cosi come il poeta fa con le parole, restituendola sulla carta, avvolta nel silenzio e che si rivela, quasi tangibile, intorno ad ogni scorcio di realtà che l’occhio del pittore ha deciso di catturare e di collocare sul foglio.
Dalle ombre discrete, dai teneri colori, dalle silenziose figure che talvolta appaiono in questi dipinti, affiora, tra la levità delle tinte, una sottile, penetrante malinconia, che sembra denunciare la caducità delle cose, rimaste vive nella memoria, ma quasi assenti dalla tumultuosa vitalità del momento. Gli oggetti, i frammenti di paesaggio, si isolano, si allontanano discreti dal vibratile battito della vita per appartarsi nel silenzio, e restare fissi e immemori con la dolcezza e il rammarico di qualcosa che non c’è più, ma che tuttavia resta presente con la fissità di ciò che è stato e che si è come cristallizzato in un tempo indefinito.
E’ per questo, credo, che le opere di questo artista rimangono così visibilmente comprensibili nella loro figuratività e, nello stesso tempo, avvolte da una misteriosa sensazione di evanescenza, di assenza metafisica pur nella dolcezza del colore e nell’equilibrio delle forme. E’ l’invenzione preparata da niente, è l’immediatezza di una suggestione, di cui l’immagine resta metafora, è l’esposizione discreta e minimalista di un inventario di sensazioni, di sentimenti, di emozioni tipiche della pittura moderna, che ormai trascura i contenuti (siano essi figurativi o no) e cerca di raccontarci, per simbologie o metafore ridefinite poi in immagini e forme, ciò che si muove nel più profondo dell’inconscio, dell’affettività o della memoria dell’uomo.

Prof. Gianluigi Zucchini - giornalista e critico d'arte

Ermes Carassiti non è un nuovo ai successi; la sua molteplice attività di ceramista, pittore, miniaturista lo ha fatto conoscere non soltanto a Cento, che è la sua patria di origine, ma anche a critici, esperti ed a raffinati cultori dell’arte
espressiva delle città vicine.
L’ultimo suo impegno - che non è stato da poco - ha trovato degno coronamento in una mostra allestita con signorilità e classe a Palazzo del Governatore intitolata: “Maschere e Mistero”, ove una trentina di opere, brillanti e rilucenti dei loro riflessi ceramici, hanno testimoniato la padronanza che ha Ermes nel plasmare l’argilla e soprattutto nel renderla affascinante con indovinatissimi e seducenti colori.
Ermes Carassiti che è nato a Cento nel 1945 e si dedica all’arte soltanto nel tempo libero, ha appreso i primi rudimenti della scultura da Alberghini e Dino Bonzagni, due maestri ai quali deve molto; con “arte e mistero” ha voluto dar corpo ad un viaggio immaginario intorno al mondo attraverso le maschere rituali, di guerra, teatrali studiate ed interpretate con la ceramica. Afferma infatti il Prof. Aulizio Francesco nella sua presentazione al catalogo di Carassiti:
“La maschera è uno strumento che serve a nascondere il viso di chi la indossa. I motivi sono i più diversi e qui entra in gioco l’antropologia. La ritualità religiosa il più spesso si serve dell’uso della maschera nelle civiltà a noi lontane ed in quelle dei continenti extra-europei. Tuttavia anche in Italia ed ancor oggi, questa viene usata per cerimonie dall‘aspetto paganeggiante, a scopo propiziatorio“.
L’argomento “maschera” è abbastanza suggestivo e questo giustifica l’interesse dei centesi che sono accorsi numerosi dal 12 febbraio al 13 marzo a visitare le opere esposte le quali - non dimentichiamolo - si sentivano imparentate ad altre maschere - non di ceramica ma di cartapesta, che nella sottostante piazza impazzavano nel Carnevale centese.
Dobbiamo riconoscenza a Carassiti che di tanto in tanto ci fa visita con le sue produzioni quasi a voler privilegiare i suoi concittadini di una visione in anteprima delle sue creature artistiche; dopo la Mostra di pittura, quella degli stemmi, l’ultima delle maschere, quale altre primizie ci riserverà l’amico Ermes per il prossimo futuro?
G.V.

“...viene così messo in luce anticipatamente l’arcano o, meglio, l’inganno visivo che sostituisce la complessa concezione dell’immagine della realtà, implicante una lettura culturale, con un’immagine puramente ottica. Carassiti ripropone questa critica cercando anche una mediazione tra gli influssi di carattere americano, certamente forti, con una riflessione e
un’attenzione più attinenti alla nostra peculiare capacità d’analisi europea.
L’artista, infatti, si sofferma anche su scorci e nature morte utilizzando delle sfumature cromatiche che si orientano su gamme di giallo differenti e su illuminazioni laterali estremamente personali”.
Andrea Becca - Critico d’arte

 

 

 

Andrà presto in stampa il nuovo libro della Bacchilega editore
DI PARKINSON NON SI MUORE

Autore: Ermes Carassiti
Formato: 15x21 centimetri
Pagine: 128
Confezione: brossura
Collana: i romanzi (con illustrazioni a colori dell’autore)
Prezzo di copertina: 12,00 euro
ISBN: 978-88-88775-72-2


Il libro
Dalla prefazione, di Michele Serra:

Il libro di Ermes Carassiti sbaraglia ogni possibile dubbio circa la pena e la tristezza e la compassione fuori luogo che la parola «malattia», la parola «dolore» ci provocano. E’ un libro allegro, finisce con la parola «culo» che è una delle più allegre del mondo, è un libro vivo, tenace e coraggioso.
In ogni ammalato noi proiettiamo la nostra debolezza e le nostre paure. L’ammalato le testimonia una per una, ce le rammenta, le incarna. Beh, l’ammalato Carassiti ha il merito formidabile di chiamarle per nome, le nostre paure, nessuna esclusa, e caricarsele in groppa con un’energia ammirevole. Semplicemente, le inserisce nel novero (logico, oggettivo) della vita, di ciò che capita, delle cose che compongono l’incredibile affresco dell’esistenza. Il Parkinson è un pezzo di Ermes, è una sua condizione, un pezzo della sua via e del suo transito. Non una sola riga del libro esclude o maledice o peggio ancora «non capisce». Tutto il libro, al contrario, è un percorso di comprensione, di curiosità, un viaggio iniziatico dentro una dura malattia e dunque dentro se stesso, i propri ricordi, le proprie cognizioni, le proprie capacità.

L’autore
Ermes Carassiti è nato a Cento l’8 marzo 1946, vive e lavora a Ozzano Emilia. Ha frequentato negli anni Sessanta studi privati di disegno presso l’ebanista scultore prof. Alberghini e ha frequentato lo studio, come apprendista, dello scultore Dino Bonzagni. Ha proseguito, da autodidatta, gli studi su tecniche di pittura ad olio, acquerello, carboncino, matita, scultura in terracotta, ceramica e bronzo. Preziosi i consigli dell’amico prof. Paolo Manaresi dell’Accademia di Bologna.
Negli anni tra il 1980 e il 1990 intraprende una collaborazione con la bottega del maestro ceramista Umberto Santandrea di Faenza e realizza opere in ceramica con la tecnica del lustro. Di particolare significato è la realizzazione di undici altorilievi in terracotta per il chiostro medioevale dell’eremo di Pieve Santo Stefano (AR). Dal 2000, in collaborazione con una fonderia artistica, realizza bronzi a cera persa. La sua attuale produzione si è concentrata sulla tecnica ad acquerello. Nel 2005 viene insignito del premio scultura progetto Virom, finanziato dalla direzione generale cultura dell’Unione Europea ideato per tre Stati membri: Italia (Ozzano Emilia), Svezia (Staffanstorp), Polonia (Wolin), per una mostra itinerante.
Dal 2007 si interessa di narrativa ottenendo riconoscimenti presso la critica. Ha partecipato alle trasmissioni di Rai2 - direttore Gabriele La Porta - con il libro “Acquerellogrammi".

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In allegato, la copertina del libro.
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     ERMES CARASSITI     
Via Garibaldi, 1 - Ozzano dell'Emilia (BO) - Italia
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